Quanta musica in un calice di vino

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Cosa c’è di più bello? Fate la vostra compilation, alzate il volume, mettetevi comodi e gustate un calice di buon vino.

Il festival di San Remo è da poco finito, interpreti e canzoni hanno richiamato l’attenzione del pubblico cantando l’amore: trovato, contrastato o perso… e poi speranze e storie di vita.

Noi invece parleremo di “musica e canto” a modo nostro, inseguendo una componente, il vino, personaggio e interprete di tante canzoni. Sex and Drugs and Rock ’n’ Roll, in fondo, non è altro che una variazione moderna del detto “vino, donne e canto” – che risalirebbe a tempi antichissimi e che divenne anche il titolo di un valzer di Johann Strauss – e che Schopenhauer, proseguendo il concetto, confermò che “vino, donne e canto: chi non li ama o è un matto o un santo”. E poi che dire del duetto che nella Traviata di Giuseppe Verdi che suggerisce:

Libiamo, libiamo ne’ lieti calici – Che la bellezza infiora…
… Libiamo ne’ dolci fremiti – Che suscita l’amore…
… Libiamo, amore fra I calici – – Più caldi baci avrà  – Più caldi baci avrà!

Anche nei tempi moderni il vino ha ispirato autori inaspettati, canzoni e interpreti di successo, eccone qualcuno in ordine di tempo:

Frank Sinatra con The days of wine and roses cantava nel 1964: The days of wine and roses laugh and run away like a child at play… I giorni del vino e delle rose ridono e scappano come un bambino che gioca!

Ma che ce frega ma che ce ‘mporta, se l’oste ar vino ci ha messo l’acqua… è La società dei Magnaccioni, una canzone popolare romana che in quell’anno, una giovanissima Gabriella Ferri canta con voce graffiante.

Poi arrivò Giorgio Gaber con Barbera e champagne che nel 1969 invitava a brindare e dimenticare insieme brindiam – col tuo bicchiere di barbera col mio bicchiere di champagne!

Nello stesso anno 1969 perfino i Rolling Stones con You can’t always get what you want – dall’album “Let it bleed” -, ci raccontavano che I saw her today at the reception, a glass of wine in her hand… Così il rock si tuffò nel vino! (L’ho vista oggi alla reception, un bicchiere di vino in mano).

Non poteva mancare il grande Fabrizio De Andrè che ne La Collina (1971) canta: Offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all’amore né al cielo, ma che al vino dedicherà molti altri bellissimi versi.

Piero Ciampi (1971), altro cantautore di spessore, intitola una canzone Il vino: Ma com’è bello il vino, bianco bianco bianco, rosso è il mattino, una bottiglia di vino come consolazione.

Mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso, inconfondibile testo di un altro grande autore, Francesco Guccini ne L’avvelenata (1976)

Un anno fortunato quello, infatti i mitici Eagles  in Hotel California (1976): Please bring me my wine, he said… (Portami il mio vino, disse).

Nel 1994Franco Califano canta e beve Vino bianco, vino nero “Cameriere ti prego, vino bianco a me. Cameriere ti prego, vino nero a me.”

il gruppo fiorentinoBandabardò addirittura vuole 20 bottiglie di vino (2000). Un inno alla vita, per 20 bottiglie di vino, chi dice di più, chi dice di meno, ripetuto ad ogni ritornello.

Il pane, il vino e la visione di Sergio Cammariere (2006), sogna un mondo senza differenze “Se potrai davvero dividere il pane, il vino e la visione e affrontare ogni giorno con un sorriso”.

E poi arriva Zucchero con “ Bacco e Perbacco”, 2006, in cui per alleggerirsi la vita, il vino nel mito di Bacco e di Venere sono un toccasana per l’uomo. “Bacco perbacco ecco cos’è vivere…”

In alto i calici e… alla salute! Cheers!