Il dono del Papa a Firenze

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La Giustizia in cima alla Colonna

La colonna in granito orientale delle terme di Caracalla, arrivò in piazza Santa Trinita il 26 settembre 1563. L’aveva voluta proprio in quel punto Cosimo I de’ Medici che in quella piazzetta, al crocevia tra via Tornabuoni, via delle Terme, e Borgo SS. Apostoli, il 2 agosto del 1554 seppe della vittoria di Firenze su Siena.

Il dono del Papa

È colonna più alta e più bella delle colonne fiorentine. In cima alla colonna una figura femminile scolpita nel porfido, sorregge una bilancia a rappresentare “la Giustizia”.

Dono di Pio IV a Cosimo I la grande colonna monolitica, alta 11,17 metri e pesante circa 50 tonnellate, arrivò a Firenze dopo viaggio lungo e avventuroso.

Partita da Roma nell’estate del 1562 e, alla velocità di 120 metri al giorno, arriva a Ostia dopo due mesi. Giorgio Vasari in persona comandò le operazioni di carico su di un’imbarcazione costruita per l’occasione, e solo nell’inverno il barcone riuscì a prendere il mare, rimorchiato da una galera. Nel tragitto ebbe anche uno scontro con due imbarcazioni corsare turche, arrivando a Livorno nel marzo 1563. Ora non restava che imboccare l’Arno per arrivare a Firenze. Il viaggio s’interruppe però a Ponte a Signa a causa della ridotta portata del fiume “per non potere andare più innanzi Fiorenza colla scafa”.

Finalmente arriva a Firenze

Con la supervisione di Bartolomeo Ammannati, verso la fine di luglio, la colonna fu imbragata in un’incastellatura di legno e, trainata da cavalli e buoi con canapi fabbricati espressamente e con l’opera di venti operai, proseguì lentamente il suo viaggio sulla via Pisana per arrivare a Firenze in settembre.

“Dopo più di un anno di viaggio, finalmente la colonna arrivò in piazza Santa Triníta.

Poco dopo arrivarono a Firenze anche sei pezzi di porfido antico, che dovevano servire per completare la colonna con una statua della Giustizia. Il lavoro fu affidato a Francesco Ferrucci, detto il Tadda, che era uno specialista nel lavorare il porfido, un materiale difficile e durissimo. Ci vollero undici anni per scolpire la statua assemblando insieme con perni metallici i sei pezzi di porfido. Ma non era finita: una volta messa in piedi, ci si rese conto che la statua aveva le spalle piccole, specialmente se osservate dal basso. Si decise allora di coprirle con uno svolazzante manto di bronzo.

Ma “la giustizia dalle spalle strette” (quasi una figura allegorica, visto che anche la giustizia di Cosimo fu in molti casi carente) non ebbe ancora pace. Il mantello di bronzo sbilanciava la statua e fu più volte assestato, riequilibrando i piatti della bilancia… che giustizia sarebbe stata sennò!” (1)

(1) P. Bacci – Firenze – Segreti, storie, misteri, curiosità Pontecorboli Editore Firenze – 2000

Spariscono gemme e gioielli dalle botteghe sul Ponte Vecchio

Poco tempo dopo l’inaugurazione della colonna della Giustizia, dai negozi dei gioiellieri del Ponte Vecchio iniziarono ad avvenire strane sparizioni di pietre preziose. Alcuni ragazzi, che erano soliti giocare su ponte, furono accusati dei furti e, benché la loro colpevolezza non fosse mai provata, vennero obbligati a non mettere più piede sul ponte.

Nonostante questo i furti di pietre preziose continuarono.

La verità fu scoperta soltanto alcuni anni dopo

Notando come i piatti della bilancia non fossero in equilibrio, si ordinò di provvedere alla manutenzione… Su uno dei piatti una gazza ladra aveva fatto il suo nido e lì aveva nascosto tutte le luccicanti pietre preziose rubate agli orafi del Ponte Vecchio!

Finalmente giustizia era fatta.