Giotto, Cimabue e i colori in ‘fila’

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Chi non ricorda le matite colorate custodite nell’astuccio della cartella di scuola e nella scatola di legno della scrivania di casa?

Un flash: un bambino che disegna una pecora su una roccia osservato da un adulto… Era il piccolo pastore Giotto, scoperto da Cimabue, il maestro che dai prati del Mugello, lo avrebbe portato a studiare a Firenze.

Dal 1933 quel disegno è presente su tutti i prodotti di un’azienda fiorentina nata nel 1920, e il suo marchio “Giotto” è un riferimento iconico entrato nell’immaginario collettivo che ha accompagnato a scuola bambini e adolescenti, diventando sinonimo di “colore” per giovani creativi e artisti.

Era il 23 giugno del 1920 quando, su iniziativa di un gruppo di imprenditori (primo presidente il Conte Giuseppe della Gherardesca), venne costituita a Firenze la Fabbrica Italiana Lapis ed Affini, la F.I.L.A.

Il suo logo, un giglio fiorentino stilizzato che diventa la punta di una matita, venne disegnato da un grafico e illustratore famoso più a Parigi che in Italia: Saverio Pozzati, detto Sepò.

Nata con l’ambizione di fabbricare e commerciare lapis, oggetti e articoli di cancelleria Fila, con le matite “Giotto” prima e con tutti gli altri marchi (Tratto, Das, Didò, Pongo, Lyra) poi, è andata ben oltre le aspettative dei suoi fondatori, creando migliaia di prodotti per scrivere, disegnare, colorare, modellare, dipingere ed entrando nelle scuole, nelle case, negli uffici, negli studi e negli atelier di tutto il mondo.

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