Cucina Le ricette ‘prigioniere’ di Zà Zà

Cucina
Era il 7 aprile del 1977 quando Stefano, appena diciannovenne, prende in gestione il locale: uno spazio piccolo
e un menu ridotto che costava 800 lire e che faceva riempire i tavoli.
Lavora fin dall’inizio insieme alla madre, figura fondamentale nella vita di Bondi
e anche anima del ristorante al quale ha dedicato tutta la vita.
Mamma Mara, inizialmente in cucina con il figlio, prepara succulente ricette, “così buone da far resuscitare i morti”
e tuttora presenti nel menu di Zà Zà come, per esempio, le Penne sul coniglio.
Bondi lavora con la passione e la curiosità che contraddistinguono un giovane,
e che mai lo abbandoneranno nel corso della vita. “Ricucinare fino a quando non torna tutto”.
Ecco, questa è la cifra della sua cucina, una cucina da affrontare con quella che Bondi definisce “tecnica”,
che si fonde a una cucina “di pancia” e si coniuga con l’attenzione al singolo dettaglio, alla ricerca
di quell’alchimia di sapori che fa di un semplice buon piatto un piatto dove tutto si accorda alla perfezione.
“Una ricetta io la faccio prigioniera, la studio, devo capire cosa c’è
che non torna, la cucino fino a quando non è come vorrei mangiarla io”.
Un piatto non nasce a caso, e, oltre alla irrinunciabile creatività, richiede “tecnica e buonsenso,
attenzione alla tempistica, ai singoli ingredienti, ai condimenti…”.